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03/05/2018 15.00 - Iren, Gse dovrà riconoscere almeno 5,8 mln € di CV

Il Gse dovrà riconoscere a Iren almeno 68.420 certificati verdi per un valore complessivo di 5,770 milioni di euro in relazione alla produzione della sezione 3° GT della centrale cogenerativa di Moncalieri.
Lo ha sancito il Tar Lazio accogliendo il ricorso della società contro il Gestore, che aveva negato il riconoscimento di tali CV per gli anni 2011, 2012 e 2013 scomputando dalla produzione quella considerata destinata alle nuove reti “Le Vallette” e Torino Nord”.
Essendo state realizzate dopo il 2009, era la tesi del Gse, ai sensi dell’art. 14 del D.Lgs n. 20/2007 tali reti non potevano contribuire alla produzione incentivata. Il Tribunale sottolinea però che “questa impostazione è sul piano logico corretta solo in presenza di una situazione impiantistica invariata, e cioè quando l’estensione della rete (a es. con l’aggiunta di “nuove reti”) avvenga a parità di altre condizioni (coeteris paribus). Solo in questa ipotesi, infatti, dall’incremento delle dimensioni dell’unica rete potrebbe discendere un aumento della produzione (anche) della centrale cogenerativa”.
Iren ha però dimostrato che tali reti erano al servizio della nuova centrale di Torino Nord e non di quella di Moncalieri. Da qui l’accoglimento del ricorso, che obbliga il Gse a riconoscere i CV precedentemente esclusi. L’utility ha quantificato in 30.660 (per 2,586 mln €) i certificati da rifondere per il 2012 e in 37.760 (per 3,184 mln €) quelli per il 2013, senza invece rendere noti i CV relativi al 2011.
Intanto va segnalata un’altra pronuncia del Tar (questa volta lombardo) in merito a dei limiti emissivi imposti dalla Provincia di Como sempre a una centrale cogenerativa, realizzata a Fenegrò (CO) da Eco Rendering.
Il Tribunale ha accolto il ricorso della società che contestava alla Provincia l’imposizione di criteri più restrittivi, pari a quelli previsti da una normativa allora (nel febbraio 2013) ancora non entrata in vigore. L’Ente si era difeso facendo riferimento alla possibilità per le amministrazioni di fissare limiti di emissione più severi, riconosciuta dal Codice dell’ambiente del 2006. I giudici hanno però ribattuto che tale potere “deve essere il risultato di una adeguata istruttoria cui deve corrispondere una motivazione congrua e rigorosa”. Tutti elementi invece mancanti nel provvedimento della Provincia.