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11/04/2018 15.00 - Canoni idro, il Cdm impugna la legge energia-ambiente del Friuli

Il Governo ha impugnato la legge della Regione Friuli Venezia Giulia n. 3 del 6 febbraio 2018 recante “Norme urgenti in materia di ambiente, di energia, di infrastrutture e di contabilità”. La decisione è stata presa ieri sera dal consiglio dei ministri, su proposta del premier Paolo Gentiloni.
In particolare, spiega una nota di Palazzo Chigi, alcune norme della legge riguardanti l’utilizzo di acque pubbliche “invadono la competenza riservata allo Stato dall’art. 117, comma secondo, lett. s), della Costituzione in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema”. Altre norme sui canoni per le concessioni di derivazione d’acqua ad uso idroelettrico e di impianti di distribuzione carburanti violerebbero invece “la competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela della concorrenza, di cui all’articolo 117, secondo comma, lettera e) della Costituzione”.
La legge del Friuli 3/2018, approvata dal Consiglio Regionale il 24 gennaio scorso, ha un contenuto multidisciplinare, includendo la difesa del suolo, l’uso delle acque, le attività estrattive, i rifiuti, l’energia, le infrastrutture e specifiche disposizioni contabili.
In particolare, il provvedimento ha modificato la legge regionale 11/2015 in materia di difesa del suolo e di utilizzo delle acque, introducendo una nuova disciplina delle concessioni, delle sanzioni e dei canoni demaniali sui corsi d’acqua e rivedendo il regime transitorio per gli interventi di manutenzione degli alvei.
La norma impugnata, inoltre, attribuiva alla Regione la possibilità di dichiarare lo stato di sofferenza idrica e, di conseguenza, di intervenire sul deflusso minimo vitale delle derivazioni d’acqua per uso irriguo lungo i Fiumi Tagliamento e Isonzo e di alcuni torrenti (art. 4 lett. p). Ancora, con l’articolo 16 (c. 1) la legge introduceva una sanatoria, entro il 31 dicembre 2018, grazie alla quale i Comuni potevano autorizzare ex-post i dispositivi fissi di attingimento delle acque superficiali già esistenti al momento dell’entrata in vigore del provvedimento.
La legge ha altresì modificato la legge regionale 34/2017, prevedendo in materia di impianti di distribuzione carburanti un termine di due anni per la presentazione dei programmi di adeguamento o chiusura di quelli incompatibili o inidonei.
In dettaglio, il dipartimento per gli Affari regionali della Presidenza del Consiglio spiega in una nota (disponibile in allegato sul sito di QE) che l’art. 4 della legge 3/2018 ha disposto che il canone demaniale annuo dovuto dai titolari di concessioni di grande derivazione d’acqua ad uso idroelettrico sia “aumentato nella misura di 40 € per kW” di potenza nominale di concessione, “nei casi in cui l’esercizio delle concessioni [...] sia prorogato ai sensi dell’art. 12, comma 8bis, del D.Lgs 79/1999”. Tale onere supplementare a una concessione per la quale l’operatore già versa il canone, motivato peraltro con il fatto che le gare per la riassegnazione delle concessioni giunte a scadenza non siano state indette, “risulta contrario ai principi di ragionevolezza e di parità di trattamento, nonché di tutela della concorrenza”, sostiene il Governo.
Nella stessa nota, il dipartimento ricorda che la regolazione del deflusso minimo vitale è attribuita dal Codice ambientale (D.lgs. n. 152/206) alle Autorità di bacino, secondo i criteri adottati dal Minambiente e previa intesa con la Conferenza Stato-Regioni. La norma contestata, quindi, violerebbe i limiti alla potestà regionale derivanti dagli artt. 117 (c. 2, lett. s) e 118 (c.1) della Costituzione. Per le medesime ragioni viene impugnata anche la parte relativa alla sanatoria che il Codice ambientale aveva concesso limitandola al periodo precedente al 30 giugno 2006 prevedendo, di lì in poi, l’applicazione delle sanzioni previste per “abusiva derivazione” o “abusiva utilizzazione di acqua pubblica”.
Quanto alla distribuzione carburanti, l’art. 14 della legge del Friuli prevede che, ai fini della decadenza del provvedimento autorizzativo e l’eventuale chiusura e la rimozione, siano considerati in condizioni di incompatibilità territoriale o di inidoneità tecnica gli impianti che non presentano al Comune il programma di adeguamento o di chiusura entro due anni dalla data di entrata in vigore della legge stessa. Una previsione, secondo l’esecutivo, in contrasto con la Legge Concorrenza 124/2017, che ha introdotto disposizioni sull’incompatibilità degli impianti di distribuzione carburanti con valenza in materia di concorrenza e sicurezza stradale, materie a legislazione esclusiva statale. La legge 124/2017 “fissa i tempi dell’adeguamento degli impianti con modalità differenti e più stringenti sotto il profilo temporale” e, di conseguenza, la legge friulana “facendo slittare il termine di adeguamento degli impianti in parola inficia l’intento di uniformare la materia su tutto il territorio nazionale, provocando squilibri concorrenziali”.
Il dipartimento per gli Affari regionali ricorda poi che lo scorso 8 marzo è stato sottoscritto in Conferenza Unificata un accordo che ha sancito l’impegno a implementare la concorrenzialità del mercato dei carburanti, estendendo e rendendo operabile l’Anagrafe dei carburanti (QE 9/3).