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05/12/2018 16.00 - Ue: “Usare l’euro nel settore energetico”

“E’ assurdo che l’Europa paghi l’80% delle sue importazioni di energia, dal valore di 300 miliardi di euro l’anno, in dollari statunitensi, quando soltanto il 2% circa dell’import energetico arriva dagli Usa”. Lo aveva detto lo scorso settembre nel discorso sullo Stato dell’Unione il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, promettendo entro l’anno una serie di proposte per rafforzare il ruolo dell’euro (QE 12/9). Proposte che sono arrivate oggi sotto forma di una raccomandazione e una comunicazione, in cui si spiega che “il rafforzamento del ruolo dell’euro aiuterà a migliorare la resilienza del sistema finanziario internazionale, fornendo agli operatori del mercato di tutto il mondo un’opzione aggiuntiva e rendendo l’economia internazionale meno vulnerabile agli shock”.

In aggiunta, “un utilizzo a livello globale dell’euro ridurrebbe i costi e i rischi per le aziende europee e i tassi di interesse pagati dalle famiglie”.

Premesso che “la decisione di utilizzare una valuta spetta ai partecipanti al mercato e l’obiettivo non è quindi interferire nella libertà commerciale o limitare la scelta”, l’esecutivo comunitario propone un maggiore uso dell’euro nei settori strategici, in particolare “negli accordi e nelle transazioni energetiche internazionali”, contribuendo così anche alla realizzazione dell’Unione energetica.

In dettaglio, Bruxelles invita gli Stati membri a includere una clausola relativa all’uso dell’euro come valuta di default negli accordi intergovernativi sull’energia con i Paesi terzi. La Commissione, che metterà a punto tale clausola standard, “richiamerà sistematicamente l’attenzione degli Stati membri sull’uso dell’euro nell’ambito dell’opinione sugli accordi energetici con i Paesi tezi prevista dalla decisione 2017/684” (QE 9/12/16).

Inoltre, le entità centrali cui gli Stati membri hanno assegnato il ruolo di gestori delle scorte minime di petrolio greggio e/o prodotti oil sulla base della direttiva 2009/119/EC (QE 22/10) e gli operatori economici obbligati dovranno ampliare la quota dei contratti in euro relativi all’acquisizione, mantenimento, gestione e vendita delle scorte petrolifere di emergenza.

Quanto al gas, i partecipanti al mercato dovranno facilitare hub liquidi nella Ue con prezzi per i prodotti sottostanti e derivati denominati in euro, “al fine di sostenere un più ampio uso di prezzi indicizzati agli hub e, di conseguenza, la denominazione dei contratti in euro”.

Infine, le agenzie di reporting dei prezzi dovranno agevolare il lancio di benchmark per il greggio in euro, mentre le borse delle commodity dovranno sviluppare ulteriormente i contratti derivati in euro per il petrolio e i prodotti raffinati.

La Commissione lancerà adesso una serie di consultazioni, i cui risultati saranno resi noti la prossima estate: sul potenziale di mercato di un più ampio uso dell’euro nelle transazioni di petrolio, prodotti raffinati e gas; sui modi per incrementare il commercio in euro di materie prime (metalli e minerali) e commodity agro-alimentari; sulle possibili azioni per stimolare l’uso dell’euro nel settore della manifattura di mezzi di trasporto.

“Il rafforzamento del ruolo internazionale dell’euro nel settore degli investimenti e degli scambi di energia contribuirà a ridurre i rischi di interruzione delle forniture e a promuovere l’autonomia delle imprese europee, con un importante contributo al nostro obiettivo di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti energetici”, ha commentato il commissario all’Energia e al Clima, Miguel Arias Cañete, presentando l’iniziativa assieme al vice-presidente della Commissione responsabile dell’Euro, Valdis Dombrovskis, e al commissario all’Economia, Pierre Moscovici.