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02/05/2018 15.00 - Brexit, la Ue allerta il settore energetico: ecco cosa cambierà

Compensazioni tra gli operatori dei sistemi di trasporto (Tso), interconnessioni, trading di elettricità e gas, assetto proprietario dei Tso, condizioni di assegnazione ed esercizio delle concessioni upstream. Sono i cinque aspetti in cui la DG Energia della Commissione Ue ha identificato le principali conseguenze per il settore energetico derivanti dall’uscita del Regno Unito dall’Unione europea.
In una nota agli stakeholder diffusa il 27 aprile, Bruxelles ricorda che sono in corso negoziati con Londra per un accordo sulle future relazioni con Londra, ma sottolinea che “date le considerevoli incertezze” gli operatori pubblici e privati devono prepararsi alle “ripercussioni legali” della Brexit, che scatterà il 30 marzo 2019 e trasformerà il Regno Unito in un “Paese terzo”.
In particolare, per i Tso britannici il meccanismo di compensazione per l’accesso alle reti tra i Tso Ue, fissato dai regolamenti 714/20095 e 838/20106, all’indomani della Brexit lascerà il posto al sistema di commissioni (“fee”) sui transiti di elettricità programmati previsto dal regolamento 838/20107.
Quanto alle interconnessioni, la DG Energia rileva che dal 30 marzo 2019 gli operatori con sede nel Regno Unito usciranno dalle piattaforme europee per l’allocazione della capacità forward, per il bilanciamento e per il coupling day-ahead e intraday. Inoltre, i nominated electricity market operator (Nemo) britannici non potranno più fornire servizi di market coupling nella Ue.
Analogamente, sulla base del regolamento 1227/2011 sull’integrità e la trasparenza del mercato dell’energia all’ingrosso (Remit), i trader UK potranno continuare a svolgere attività nella Ue solo dopo essersi registrati presso ciascuna delle autorità nazionali competenti dei Paesi in cui intendono operare.
Un nuovo capitolo si aprirà inoltre per i Tso controllati da entità britanniche, che prima di ottenere una concessione ad operare nella Ue dovranno ottenere la certificazione della Commissione e degli Stati membri interessati, come indicato dalle direttive sul mercato interno dell’elettricità 2009/72/CE e del gas 2009/73/CE. La certificazione potrà essere rifiutata nel caso di “minaccia alla sicurezza degli approvvigionamenti dello Stato membro”.
Venendo infine all’upstream, la Commissione ricorda che la direttiva 94/22/CE sulle condizioni di assegnazione ed esercizio delle concessioni per la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi dà agli Stati membri la facoltà di escludere le domande delle società di Paesi tersi sulla base di “considerazioni di sicurezza nazionale”.
Non stupisce, insomma, se un gruppo di 21 aziende e associazioni britanniche e Ue abbiano inviato una lettera ai capi negoziatori sulla Brexit, Michel Barnier e David Davis, per chiedere un accordo a tutto campo sull’energia e il clima. “L’integrazione dei mercati energetici e delle politiche climatiche europee ha migliorato la sicurezza e ridotto i costi dell’energia nel Regno Unito e nella Ue a 27 e i negoziati sulla Brexit devono perciò garantire che questi benefici continuino anche in futuro”, si legge nella lettera firmata tra gli altri da WindEurope, Edf, E.ON, Rwe e Institutional investors group on climate change (Iigcc).
La nota agli stakeholder della DG Energia e la lettera delle 21 aziende e associazioni sono disponibili in allegato sul sito di QE.