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02/07/2018 15.00 - Idrico, la fotografia dell’Arera

Dal monitoraggio delle diverse realtà locali che caratterizzano il settore idrico “si riscontrano ancora difficoltà in merito alla costituzione - e all’operatività - degli enti di governo dell’ambito. Si confermano, inoltre, le situazioni di mancato affidamento del servizio idrico integrato al gestore”.
Queste, in sintesi, alcune delle criticità emerse dal settimo rapporto alle Camere pubblicato dall’Arera, come previsto dal D.Lgs. 152/2006 (“Codice ambiente”) e modificato dallo “Sblocca Italia”, relativo agli adempienti legislativi in capo a Regioni, enti di governo ed enti locali in tema di acqua.

Per l’Autorità “le problematiche in materia di perfezionamento, sotto il profilo formale e sostanziale, dei processi di institutional building si riflettono nelle attività demandate a livello locale, nell’ambito del sistema di governance multilivello che caratterizza il comparto idrico, con evidenti conseguenze in termini di criticità nella corretta adozione a livello territoriale delle scelte di programmazione e di gestione del servizio idrico integrato. Tali criticità, inoltre, potrebbero assumere rilievo anche ai fini dell’applicazione delle previsioni di cui alla legge 27 dicembre 2017, n. 205, in materia di Piano nazionale di interventi nel settore idrico” (QE 9/1).

Nel primo semestre 2018 si registra la diminuzione degli Ato, passato da 71 nel 2015 a 63 lo scorso anno e 62 oggi. Le relative scelte di delimitazione territoriale adottate a livello regionale, però, risultano “eterogenee - sottolinea l’Arera - non permettendo la configurazione di modelli uniformi sull’intero territorio nazionale”. Attualmente 12 Regioni hanno scelto il modello dell’Ato unico, mentre nelle restanti si contano 50 Ato complessive.

Per quanto riguarda gli enti di governo d’ambito, inoltre, “la maggioranza delle regioni italiane ha positivamente portato a compimento il processo di costituzione” di questi soggetti. Le principali problematiche si riscontrano in Lazio, Campania, Molise, Sicilia e Calabria.

Molise e Calabria, però, mostrano un’inversione di tendenza per quanto riguarda le difficoltà di adesione degli enti locali ai relativi enti di governo dell’ambito. Inoltre, “si registra sull’intero territorio nazionale il superamento, nel corso del primo semestre del 2018, delle criticità illustrate nelle precedenti relazioni in ordine all’adesione degli enti locali”, si legge nella relazione.

Meno positiva la situazione degli affidamenti ai gestori Sii: “Confermando la situazione rappresentata nella precedente relazione (QE 4/1), i casi di mancato affidamento ai sensi del D.Lgs 152/06” fanno riferimento a “circa 1.300 entità, trattandosi principalmente di piccole gestioni comunali in economia”, divise tra Valle d’Aosta, Campania, Molise, Calabria e Sicilia.

La relazione dell’Arera è disponibile in allegato sul sito di QE.