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17/10/2018 16.00 - Emergenza fanghi, le soluzioni di economia circolare

Con la sentenza del Tar Lombardia n. 1782 del 20 luglio 2018 si è determinata “un’emergenza che ha tenuto in allarme l’intero servizio idrico integrato”. Il Tribunale amministrativo, infatti, ha annullato una delibera della Giunta Fontana che ha portato allo stop dello spandimento in agricoltura dei fanghi da depurazione, creando incertezza su tutto il territorio nazionale. A questo problema si è provato a porre una “soluzione tampone” con il DL emergenze (QE 2/10), in attesa di “strategie di lungo termine”.
È quanto si legge nell’ultima analisi pubblicata dal Laboratorio servizi pubblici locali (Spl) di Ref Ricerche (Collana ambiente, contributo n. 107), che inquadra le possibili soluzioni al problema nell’ottica dell’economia circolare.

In particolare, secondo lo studio, una scelta “coraggiosa e risolutiva potrebbe essere ricomprendere le attività di trattamento e smaltimento dei fanghi all’interno del ciclo idrico integrato, nella consapevolezza che la produzione quantitativa dei fanghi è destinata a crescere nel tempo”. I gestori idrici, dunque, “sono chiamati a formulare proposte di soluzioni tecnologiche innovative”, quali ad esempio “l’utilizzo dei fanghi come combustibile in impianti che generano energia per autoconsumo e calore per le reti di teleriscaldamento o per la produzione di biometano da biogas attraverso digestione anerobica”, oltre alla valorizzazione in agricoltura e all’essiccamento per trattamenti termici. 

Gli enti di governo d’ambito, invece, “sono chiamati a valutare le proposte di investimento messe in campo dai gestori. In questo senso è opportuno ricordare che la nuova regolazione della qualità tecnica del Sii riconosce la possibilità per il gestore di richiedere una integrazione dei costi operativi (Opex QT) per le attività rese necessarie al raggiungimento degli obiettivi di riduzione dello smaltimento dei fanghi in discarica (Indicatore M5). Il riconoscimento da parte degli Egato di nuove opere asservite al trattamento/smaltimento dei fanghi nel Piano degli Interventi programmati - prosegue Ref - configurerebbe la possibilità di riconoscere i costi di investimento delle infrastrutture in tariffa (Capex), a fronte non solo della mancata richiesta di integrazione (parziale o totale) dei costi operativi per lo smaltimento dei fanghi (Opex QT) ma anche di possibili soluzioni di profit sharing a vantaggio dell’utenza finale del servizio idrico in caso di valorizzazione sul mercato dei prodotti della loro trasformazione”.

Più in generale il nostro Paese deve fare i conti anche con “un deficit infrastrutturale” per il trattamento dei fanghi, una capacità residua dei termovalorizzatori “limitata” e con la diffusa “sindrome Nimby”. Infine, “da più parti è stata proposta l’emanazione di linee guida volte a garantire l’omogeneità sul territorio nazionale delle norme regionali, accompagnata dall’introduzione di un elenco condiviso della tipologia di fanghi ammissibili”.

Attualmente la produzione annuale di fanghi in Italia è stimata intorno ai 5 milioni di tonnellate tal quale. Il 25% del materiale è smaltito in discarica, mentre il 46% è impiegato per la produzione di compost, il 38% per lo spandimento in agricoltura e il 6% a termovalorizzazione.

Il costo di smaltimento dei fanghi può incidere tra il 15% e il 50% sulle spese di gestione di un impianto di depurazione. Sino allo scoppio dell’emergenza fanghi, in regioni come la Lombardia l’invio dei fanghi in agricoltura raggiungeva i 50-70 euro/ton. Da luglio i costi per lo smaltimento in discarica hanno abbondantemente superato la soglia dei 100 euro/ton.

Di interesse, infine, le soluzioni adottate in altri Paesi. La Svizzera, riporta Ref Ricerche, “oltre 10 anni fa ha vietato il riutilizzo dei fanghi in agricoltura per motivi ecologici promuovendo il trattamento termico e l’incenerimento”, mentre in Francia e Regno Unito la valorizzazione come fertilizzante “continua a rappresentare la destinazione prevalente, con incidenze superiori al 70%”.