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02/03/2018 15.00 - L’acqua nelle urne di Lazio e Lombardia

Domenica 4 marzo insieme alle elezioni politiche si terranno anche le votazioni per il rinnovo delle amministrazioni di Lazio e Lombardia. Due Regioni che, soprattutto durante la stagione estiva 2017, si sono trovate a fare i conti con le conseguenze della crisi idrica dovuta alla prolungata siccità. Non solo, sia Lazio che Lombardia rientrano tra le Regioni in cui è attivo il monitoraggio su Pfoa e Pfas (i principali contaminanti tra le sostanze perfluoralchiliche). Non stupisce, quindi, che l’acqua sia presente in tutti i programmi dei candidati che corrono per le elezioni regionali e che, in molti casi, le soluzioni proposte siano analoghe. Per avere un quadro generale delle proposte abbiamo parlato con i candidati governatore o estrapolato i contenuti dai programmi presentati.

Lombardia - In corsa per la poltrona di Governatore ci sono Attilio Fontana (sostenuto da sette liste tra cui Lega, Forza Italia e FdI), Giorgio Gori (sette liste tra cui PD e +Europa), Dario Violi (M5S) e Onorio Rosati (LeU). Per tutti la gestione efficiente della risorsa acqua, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, è una delle priorità per la prossima amministrazione.

Come ha spiegato Fontana a QE, la strada sarà “concretizzare con specifici provvedimenti attuativi le normative in relazione a suolo, acque, territorio approvate nella legislatura che termina”. Tra questi, secondo il candidato di centrodestra “sicuramente un nuovo provvedimento attuativo riguarderà l’individuazione puntuale degli ambiti fluviali per la ridefinizione delle aree del demanio idrico al fine di migliorarne la gestione demaniale mettendo in sicurezza edifici e residenti attraverso azioni di “polizia idraulica” e l’aggiornamento dei “criteri geologici, idrogeologici e sismici di supporto alla pianificazione territoriale e urbanistica per la prevenzione del rischio”.

Secondo Violi, invece, “tra le misure finalizzate alla tutela quantitativa dei corpi idrici, è prioritario il completamento del bilancio idrologico regionale e la sospensiva al rilascio di nuove concessioni di derivazione a scopo idroelettrico al fine di assicurare gli obiettivi di qualità e di conservazione della biodiversità”. Inoltre, il candidato governatore ha ricordato a QE, la proposta di legge regionale depositata dal M5s nel corso della consiliatura uscente “con obiettivi di tutela della risorsa e della sua qualità, di ri-pubblicizzazione del servizio idrico integrato e di gestione dello stesso attraverso strumenti di democrazia partecipativa”.

Altro punto cruciale riguarda gli investimenti: “Serve un’inversione di rotta rispetto all’allocazione di risorse regionali destinate alla protezione delle acque”, ha spiegato Gori riferendosi alla necessità di aumentare i controlli e gli interventi su fognatura e depurazione da finanziare “vincolando parte degli introiti derivanti dai canoni idrici a favore della protezione dell’ambiente e del raggiungimento degli obiettivi di tutela delle acque”. “Il Sii - ha detto ancora il l’esponente di centrosinistra - assicura alla Lombardia introiti tariffari annuali pari a circa 1 mld €. Coinvolgendo Finlombarda e il sistema finanziario, questo flusso di entrata deve garantire una adeguata programmazione degli investimenti di manutenzione e una maggiore capacità di ricorso al credito per le aziende del settore (sperimentazione degli hydrobond)”.

Per quanto riguarda la crisi idrica, infine, secondo Rosati “ai rimedi occasionali si deve sostituire una strategia che si spalmi sui prossimi anni in modo da poter stabilizzare la situazione. Serve introdurre le tecnologie che permettono il risparmio dell’acqua, sia negli edifici pubblici che nelle case dei singoli cittadini, ma anche nel settore agricolo e industriale”. Più in generale, secondo il candidato di LeU, è necessaria una maggiore “consapevolezza da parte dei cittadini sull’importanza di questo bene”, da qui la prospettiva di un impegno “per sensibilizzare la popolazione attraverso campagne di informazione, incontri e interventi nelle scuole”.

Lazio - I candidati in corsa sono il presidente uscente, Nicola Zingaretti (sostenuto da sei liste tra cui PD, LeU e +Europa), Stefano Parisi (cinque liste tra cui FI, FdI e Lega) e Roberta Lombardi (M5S).

Tra le proposte presentate dall’esponente pentastellata, vi è l’istituzione di un Fondo regionale per la ripubblicizzazione, l’attuazione della L.R. 5/2014 (tutela, governo e gestione pubblica delle acque) che, spiega Lombardi a QE, “servirà anche per promuovere l’adeguamento delle infrastrutture idriche e sarà integrato attraverso l’utilizzo di fondi strutturali Ue e fondi per le aree sottoutilizzate”. Per evitare ulteriori crisi, prosegue, “sarà fondamentale il monitoraggio dei bacini idrici affidato al servizio idro-meteo regionale” potenziando, al contempo, “l’azione di controllo e monitoraggio da parte del Garante delle acque per uniformare regole, censimenti, dati ed efficienza delle infrastrutture”. Di carattere “urgente”, infine, l’aggiornamento del Piano Regolatore Generale degli Acquedotti e il “censimento dei prelievi, dei pozzi e dei consumi idrici”.

La crisi idrica ha lasciato il segno anche nel programma di Zingaretti dove, in cima alle diverse proposte, troviamo la realizzazione di una rete di 100 invasi di raccolta, costruiti con sbarramenti naturali con l’obiettivo di accumulare acqua piovana e di scorrimento superficiale. Accanto a questo, prosegue il documento, si dovrà completare la rete idrica di distribuzione per favorire gliusi agricoli, civili e la lotta agli incendi. Anche il governatore uscente cita il rinnovo del Piano degli acquedotti (il vigente risale al 2004), la realizzazione di un programma di abilitazione, regolazione e misurazione delle risorse idriche sotterranee e il sostegno a programmi di risparmio dell’acqua sia nelle case che nelle campagne.

Infine, diversamente agli altri candidati, Parisi non dedica grande spazio all’argomento nel suo programma limitandosi a sottolineare la necessità di “mettere in sicurezza il Paese fisico, i suo corsi d’acqua...”. Unico elemento di interesse per il settore la proposta di abolire l’Anac, di “riformare immediatamente il Codice degli appalti e sostituire la legislazione sul Governo del territorio con un moderno apparato di regole semplici ed efficaci per la tutela, la valorizzazione e la riqualificazione del nostro ambiente. I nuovi provvedimenti dovranno essere sottoposti, prima del varo, a un’efficace e scrupolosa analisi di impatto regolatorio, in modo da evitare i danni provocati dalle recenti riforme”.