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08/02/2018 16.00 - Brexit, l’impatto sugli obiettivi Ue per Fer e CO2

Quale sarà l’impatto della Brexit sui target Ue per le fonti rinnovabili e l’efficienza? Alla domanda prova a rispondere uno studio commissionato a Bruegel dalla commissione Industria ed Energia (Itre) del Parlamento europeo, presentato oggi nel corso di un evento presso la sede di Bruxelles del think tank.
Lo studio "The Impact of Brexit on the EU Energy System" (128 pagine, disponibile in allegato sul sito di QE) individua tre diverse ipotesi per ricalibrare i target nazionali e della Ue nel suo complesso all’indomani del divorzio con il Regno Unito nel caso in cui Londra decidesse di non perseguire più i suoi obiettivi: quota di rinnovabili al 15% al 2020 (target complessivo Ue 20%) e riduzione delle emissioni Ets del 16% al 2020 e del 37% al 2030 (Ue 10 e 30% rispettivamente).
Se i britannici abbandoneranno le strategie Ue, rileva Bruegel, sarà inevitabile un aggiornamento dei target Fer e CO2, che potrà avvenire mantenendo invariati i target nazionali (scenario 1) o quelli della Ue a 28 in termini assoluti (scenario 2) o percentuali (scenario 3).
Per quanto riguarda le Fer, il primo scenario indica che il disimpegno del Regno Unito porterebbe – pur in assenza di variazioni degli impegni dei 27 – a un aumento della quota al 2020 dal 20 al 20,63%, giacché il target UK è inferiore a quello della Ue nel suo complesso.
Qualora si decidesse invece di raggiungere comunque il target Ue in termini assoluti (256,2 milioni di tep da Fer al 2020), gli 11,73 mln tep che il Regno Unito deve ancora aggiungere alla sua produzione dovranno essere ridistribuiti tra i 27, il cui target complessivo al 2020 salirebbe così dal 20 al 22% (quello dell’Italia crescerebbe di 1 punto dal 17 al 18%).
Discorso inverso se si optasse per lo scenario 3, che mantenendo l’obiettivo del 20% per i 27 porterebbe – sempre a seguito della quota inferiore alla media del Regno Unito - a una riduzione dei target di alcuni Paesi, nel caso dell’Italia di 1 punto al 16%.
Venendo alle emissioni non Ets, lo studio indica nello scenario di mantenimento dei target nazionali al 2030 un ridimensionamento dell’obiettivo complessivo Ue di 1,19 punti, dal 30 al 28,81%.
Mantenere il target assoluto di riduzione a 1.994 mln ton al 2030 significherebbe viceversa accollare ai 27 le 67,38 mln ton del Regno Unito, con l’effetto di accrescere il target Ue al 31,66%. Per l’Italia, l’aumento sarebbe superiore alla media: +3,16% al 36,16%.
Le maggiori ambizioni UK in materia di emissioni peserebbero anche nello scenario 3, che comporterebbe per i 27 la necessità di abbattere ulteriori 27,02 mln ton. Aumenterebbero di conseguenza i target di tutti i Paesi (ad eccezione della Bulgaria), con l’Italia che dovrebbe riuscire a centrare un -34,27% (1,27 punti in più rispetto al 33% attualmente fissato).
Lo studio, che per gli obiettivi di efficienza non identifica alcuna conseguenza a seguito della Brexit, ha sviluppato le sue proiezioni sulla base delle valutazioni di impatto che sono servite alla Commissione per definire i target a livello nazionale e Ue.
Nel complesso, comunque, Bruegel ritiene che “in termini energetici l’impatto della Brexit sui cittadini e le imprese sarà limitato”. L’Unione, infatti, "sarà in grado di completare il mercato interno, raggiungere i suoi obiettivi per il clima e l’energia e garantire la sicurezza degli approvvigionamenti”.