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31/01/2018 15.00 - Bonus idrico, gli Enti di governo al lavoro sulle misure integrative

di C.D.A.

Con una delle ultime delibere approvata nel 2017 come Aeegsi, il Regolatore (ora Arera) ha introdotto su tutto il territorio nazionale il bonus idrico. L’agevolazione, prevista dal Dpcm 13 ottobre 2016, riconosce agli utenti in condizioni di disagio economico un contributo che, in sostanza, consentirà di ricevere (se richiesto) uno sconto in bolletta pari al c.d. quantitativo minimo vitale (18,25 mc/anno) moltiplicato per la tariffa agevolata e alimentato da una nuova componente tariffaria UI3 (0,5 centesimi €/mc), da applicare al volume fatturato di tutti gli utenti (esclusi i beneficiari del bonus) per il solo servizio di acquedotto. Il provvedimento consente, inoltre, agli Enti di Governo dell’Ambito di istituire ex-novo o mantenere laddove esistenti eventuali misure integrative, anche ampliando la soglia Isee prevista per l’ammissione al bonus.

Sono diversi, infatti, i territori in cui i regolatori locali o i gestori del Servizio idirico hanno deciso di destinare una parte di risorse per finanziare misure agevolative a sostegno delle utenze deboli. Il Fondo utenze deboli creato dall’Autorità idrica toscana, ad esempio, ha erogato quasi 5,5 mln di euro nel biennio 2015-2016 a circa 28 mila utenti: si tratta di 189 € l’anno a persona, “più della metà della bolletta dell’acqua”, spiega a QE il direttore generale dell’Ait, Alessandro Mazzei. Fino a qualche anno fa, prosegue il d.g., le richieste del bonus idrico arrivavano a malapena a coprire il 50% del valore del Fondo mentre nel biennio 2015/2016 si è arrivati a erogare oltre l’80% del totale.

Ammontano a quasi 3,5 mln €, invece, le agevolazioni stanziate dall’Agenzia territoriale dell’Emilia Romagna per i servizi idrici e i rifiuti (Atesir ha introdotto il proprio bonus nel 2014) e distribuite dai gestori del servizio idrico a circa 22.500 famiglie in stato disagio economico nel 2016.

Mentre in Toscana, assicura Mazzei, il bonus “verrà sicuramente riproposto anche per il 2018”  più cauta la posizione dell’Atesir che sta valutando la possibilità di riproporre o meno una misura a integrazione di quella definita dall’Autorità nazionale tanto che, al momento, è stato richiesto ai Comuni di sospendere la raccolta delle richieste per l’anno 2018 in attesa di ulteriori comunicazioni. Dall’Agenzia arriva comunque la rassicurazione circa l’intenzione di prorogare l’iniziativa, una volta aggiornate tutte le procedure burocratiche.

A differenza di quanto esistente finora, infatti, per poter proporre i bonus integrativi “locali” previsti da Arera i regolatori locali dovranno modificare i documenti necessari a presentare la proposta di aggiornamento delle tariffe per il periodo 2018/19,  inserendo la componente tariffaria specifica OPsocial (prima le risorse erano contabilizzate sotto la componente Foni, ora riservata unicamente ai nuovi investimenti) che grava solo sugli utenti dell’ambito soggetto alla regolamentazione integrativa.

Infine, qualche aggiustamento sarà necessario anche in termini di modulistica da presentare ai Comuni attraverso l’applicativo SGate dell’Anci, il sistema attraverso il quale vengono già erogati anche il bonus elettrico e quello gas.