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27/06/2018 15.00 - I comuni italiani alla prova degli acquisti verdi

Fotografare come si comportano i comuni italiani negli acquisti verdi (Gpp – Green public procurement). Con questa finalità è nato il monitoraggio realizzato da Legambiente (in collaborazione con la fondazione Ecosistemi) sull’applicazione dei Cam (Criteri ambientali minimi), le norme relative al Gpp rese obbligatorie dall’art.34 del Codice degli appalti approvato nel 2016.
Al questionario hanno risposto 1.048 amministrazioni comunali: circa il 30% non utilizza ancora i Cam. La ricerca presentata oggi a Roma, nell’ambito di EcoForum, spiega che “se a livello nazionale l’applicazione della normativa stenta a decollare, il panorama regionale appare diversificato e con esempi virtuosi”. Trentino Alto Adige e Sardegna rappresentano l’eccellenza dato che “non presentano amministrazioni comunali che non adottano il Gpp”. Al Sud vanno segnalate le performance di Basilicata e Puglia che sono riuscite a utilizzare le risorse stanziate dall’Unione europea “per approvare dei piani d’azione per il Gpp e che ne hanno previsto la promozione e la diffusione presso le amministrazioni”.

Legambiente mette in evidenza che i Cam maggiormente adottati “sono quelli relativi alla gestione dei rifiuti (27,48%), carta (24,42%), riscaldamento e illuminazione (18,51%), seguiti da gestione delle pulizie (18,41%) e ristorazione collettiva (15,93%)”. Insufficienti invece, “le applicazioni nel settore edile, con solo il 5,82% dei casi di applicazione, per gli arredi interni (6,10%), apparecchiature elettriche e elettroniche (9,54%) e arredo urbano (9,92%)”.

“La spesa della Pubblica Amministrazione per acquisti di beni e servizi (pari ad oltre 170 mld  €) – afferma Enrico Fontana, responsabile dell’ufficio economia civile - è una leva importante per orientare verso la sostenibilità ambientale il mercato. Attraverso una corretta e diffusa applicazione del Gpp è possibile raggiungere l’obiettivo di riconvertire verso gli acquisti verdi una quota del 30% di questa spesa pubblica”.

Sul sito di QE è disponibile il monitoraggio realizzato da Legambiente