news

08/02/2018 15.00 - Siccità Sicilia: la crisi arriva all’Assemblea regionale

Non accenna a diminuire la crisi idrica che da mesi ha colpito la città di Palermo. In un clima teso tra annunci e smentite la situazione sembra essere ben lungi da una soluzione. Per ora, come chiarito e più volte ribadito dal gestore idrico Amap, non è stata fissata alcuna data per l’avvio della turnazione annunciata già a metà gennaio ma messa in stand-by in attesa di capire se e in che modo il Governo nazionale deciderà di accogliere la richiesta di stato di crisi presentata dal presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci.
E se nel capoluogo la tensione resta alta, nel resto dell’Isola l’atmosfera non è migliore soprattutto dopo gli aggiornamenti dell’Osservatorio delle Acque che ha pubblicato il “Rapporto annuale di monitoraggio regionale della siccità e della disponibilità idrica degli invasi”.
Una situazione tutt’altro che rosea arrivata fino all’Assemblea regionale siciliana e le varie commissioni a partire dalla Attività Produttive che, ieri, ha ascoltato i direttori generali dei consorzi di bonifica della Sicilia occidentale e della Sicilia orientale. “Le riserve idriche all’interno degli invasi - ha commentato al termine dell’audizione il vicepresidente della commissione, Michele Catanzaro - si sono ridotte notevolmente nelle ultime settimane e rischiano di essere insufficienti per fronteggiare le esigenze irrigue durante la stagione estiva”. Di qui la proposta di istituire, in seno all’assessorato all’Agricoltura, un’unità di crisi e l’invito al Governo regionale di “porre in essere, nel più breve tempo possibile, gli opportuni provvedimenti” per affrontare al meglio la crisi che “rischia di danneggiare in maniera irrimediabile l’intera produzione agricola ed avere, quindi, risvolti nefasti sull’economia dell’intero settore”.
Si concentra sulle infrastrutture, in particolare sull’acquedotto Nuovo Scillato  e la diga Rosamarina, la mozione firmata dai deputati del M5S (prima firma Salvatore Siragusa) che impegna il Governo ad adottare “ogni intervento necessario volto alla risoluzione definitiva delle problematiche strutturali (...) al fine di porre entrambe le infrastrutture in  grado di garantire  la  massima funzionalità”.
Sul tema è intervenuto anche l’eurodeputato pentastellato Ignazio Corrao: “Ventotto interventi sui bacini siciliani programmati nell’elenco delle opere previste dal Patto per la Sicilia in realtà non sono mai stati avviati, nonostante i primi cantieri sarebbero dovuti partire all’inizio del 2017. Gli invasi sono pieni di detriti e fango perché non hanno mai ricevuto la necessaria manutenzione e quindi per sicurezza, l’acqua in essi contenuta, viene fatta defluire. Morale, con l’acqua in mare, finiscono anche 40 milioni di euro”. I dati sono riferiti a un dossier realizzato da Corrao insieme deputati regionali del Movimento Valentina Palmeri, Giampiero Trizzino, Nuccio Di Paola e Stefania Campo.
Gli occhi sono ora puntati sulle decisioni di Palazzo Chigi che potrebbe decidere di approvare, insieme allo stato di crisi, la nomina di un commissario regionale a cui affidare anche l’altra spinosa crisi che affligge l’Isola: i rifiuti.