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20/07/2022 00.00 - Quotidiano Energia
Servizio idrico, i nodi secondo Arera

Pubblicata la XV Relazione semestrale dell’Autorità, richiami su ambiti subprovinciali, operatività degli Egato, affidamenti e water service divide

A poca distanza dalla relazione annuale al Parlamento, Arera ha pubblicato ieri sul suo sito web anche la XV relazione semestrale alle Camere sul settore idrico (delibera 347/2022/I/idr), come previsto dall’art. 172, comma 3-bis, del D.Lgs 3 aprile 2006, n. 152.

Nel documento, disponibile in allegato, sono vari gli aspetti problematici (o potenziali tali) su cui l’Autorità richiama l’attenzione.

In primis, a fronte di una definizione degli ambiti territoriali ottimali conclusa da parte di tutte le Regioni, si segnala l’orientamento di Campania e Lombardia “verso un’articolazione dell’organizzazione del servizio idrico integrato di dimensioni potenzialmente inferiori al territorio provinciale”.

Inoltre, per Arera è necessario “perfezionare urgentemente i percorsi avviati verso la piena operatività degli enti di governo dell’ambito, anche in considerazione dei recenti provvedimenti legislativi di riordino (Calabria) o della recente attività amministrativa di implementazione della riforma dei servizi idrici regionali volta a recuperare gli ormai rilevanti ritardi accumulati (Molise)”.

Si ravvisa anche “l’esigenza di avviare tempestivamente, da parte delle Regioni interessate, l’esercizio di poteri sostitutivi per la piena e completa attuazione del Sii nei territori in cui si riscontrano ancora criticità oggetto di segnalazione nelle precedenti Relazioni semestrali dell’Autorità; al riguardo si rammenta il positivo impulso recentemente impresso dalla Regione Lazio nell’esercizio di poteri sostitutivi per il trasferimento del servizio idrico di taluni Comuni e delle relative infrastrutture idriche ai relativi gestori unici d’ambito”.

Ancora, il tema dei mancati affidamenti ai gestori idrici (oggetto di riflessioni e proposte anche nella relazione al Parlamento della scorsa settimana). In particolare, c’è “urgenza di procedere all’affidamento del servizio in tutte quelle realtà in cui non risultino chiaramente delineate né gestioni salvaguardabili in base alla normativa pro tempore vigente, né siano mai state individuate gestioni uniche di ambito, sia pur assoggettabili a percorsi di graduale integrazione con le realtà operative preesistenti”.

A ciò si aggiunge “l’esigenza di proseguire razionalizzazione e consolidamento del panorama gestionale secondo le previsioni della normativa vigente, data la presenza diffusa (seppure in progressiva e costante diminuzione) di gestori cessati ex lege (in taluni casi interessati da procedure di affidamento già avviate dall’ente di governo dell’ambito) che attualmente eserciscono il servizio in assenza di un titolo giuridico conforme alla disciplina pro tempore vigente”.

Infine, “le perduranti situazioni inerziali” negli affidamenti “possono rappresentare delle criticità serie” per “l’eventuale ricorso ai fondi Pnrr”.

In conclusione, “se le limitazioni recentemente introdotte rispetto alla possibile proliferazione di gestioni in forma autonoma rappresentano un elemento volto a favorire efficaci processi di razionalizzazione e di riordino gestionale, le medesime non possono esser considerate quali fattori sufficienti al perseguimento di quelle configurazioni organizzative che permetterebbero un pieno dispiegamento delle potenzialità offerte dall’attuale disponibilità di risorse pubbliche”.

L’Autorità, dunque, “auspica che si giunga rapidamente alla configurazione di situazioni gestionali dotate delle necessarie capacità organizzative e realizzative. Come accennato in precedenza, le difficoltà riscontrate in taluni contesti suggeriscono di valutare l’opportunità di introdurre semplificazioni nelle procedure di affidamento (rafforzare la garanzia delle tempistiche e la qualità dei programmi) e di declinare soluzioni ulteriori rispetto al modello del commissariamento (rafforzare la garanzia dell’adozione di una soluzione strutturale e complessiva)”.

Più in generale Arera coglie anche questa occasione per rimarcare l’esistenza di un “water service divide: a fronte di una ampia area del Paese, collocata in prevalenza al Nord e al Centro, in cui la fruizione dei servizi, la realizzazione degli investimenti, l’attività legislativa regionale, i meccanismi decisori degli enti di governo dell’ambito e le capacità gestionali e di carattere industriale degli operatori appaiono in linea con il raggiungimento dei più elevati standard di settore, persistono situazioni, principalmente nel Sud e nelle Isole, in cui si perpetuano inefficienze”.