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24/01/2023 - MF
Le brame di spoils system non devono portare a moltiplicare i Dipartimenti

Non si è finora posta, nelle cronache e nel dibattito politico pubblico, la dovuta attenzione al progetto, che sarebbe prossimo al decollo, della costituzione, accanto al Dipartimento del Tesoro, di un nuovo Dipartimento al quale sarebbe trasferita dal primo la competenza sulle partecipazioni pubbliche. In sostanza, al Dipartimento del Tesoro resterebbero le attribuzioni, tra quelle principali conferite, in materia di finanziamento pubblico e di rapporti europei e internazionali. Si tratterebbe di una iniziativa strettamente connessa all'intervenuto esercizio dello spoils system con il non rinnovo del conferimento dell'incarico di Direttore del Tesoro ad Alessandro Rivera e la nomina, quale successore, di Riccardo Barbieri Hermitte. Una decisione, quest'ultima, mossa prevalentemente da un giudizio non favorevole sulla gestione della vicenda Montepaschi con riferimento all'operazione, andata a vuoto, della dismissione della partecipazione dello Stato (la premier Giorgia Meloni aveva definito questa conduzione come esercitata «abbastanza pessimamente»); ma non si è tenuto conto del «recupero» - sia detto su queste colonne dove siamo stati i primi a criticare l'impostazione della trattativa con l'Unicredit per la cessione della partecipazione anzidetta - rappresentato dall'importante risultato del successivo aumento di capitale dell'Istituto e da altri punti apprezzabili del lavoro svolto in diversi importanti versanti da Rivera. Il successore ha comunque uno straordinario curriculum di incarichi in banche d'affari e intermediari internazionali, oltreché una competenza non comune anche a livello accademico. È un caso eccezionale quello del passaggio - anche se già intervenuto in precedenza, in una posizione sempre all'interno del Tesoro - dal mondo finanziario internazionale a Via XX Settembre, quando, invece, appare quasi una regola, se non altro da Mario Draghi in poi, passare dal Tesoro a banche d'affari. La nuova nomina non presenta però un'adeguata esperienza nel campo pubblico, fondamentale in un settore che richiede una efficace sintesi tra pubblico e privato, un'esperienza che quindi dovrà essere integrata, dimostrando con i fatti la bontà della scelta. È fondamentale che per misure della specie passino in secondo piano - pur rimanendo non sottovalutabili - le caratteristiche del rapporto fiduciario, mentre al primo piano devono essere i requisiti della competenza, dell'esperienza, delle capacità, dell'idoneità. Ciò vale anche per il nuovo ipotizzato Dipartimento, la cui titolarità, secondo le cronache, verrebbe conferita ad Antonio Turicchi, ora al vertice di Ita Airways. Una regola fondamentale per il disegno di organigrammi che si insegnava, già negli anni '80, nei corsi di organizzazione (anche in Banca d'Italia) è che essi devono essere progettati a prescindere dalle persone che poi saranno preposte alle strutture ipotizzate con la riforma. Raggruppare tutte le partecipazioni in un unico Dipartimento presuppone, a maggior ragione rispetto a quanto sinora è stato fatto, una visione dell'intervento pubblico che va esplicitata, in una con un programma strategico ed operativo. Non penso, ovviamente, che si voglia realizzare una sorta di merchant bank ombra o, ancor più, una holding di partecipazioni, magari mimando, molto fuori tempo, quel progetto che all'inizio degli anni '90 fu redatto dal grande giurista Giuseppe Guarino, ma purtroppo non registrò il necessario consenso, quando invece l'accoglimento sarebbe stato allora una scelta illuminata. Proprio ieri sono trascorsi novanta anni dalla costituzione dell'Iri e molti hanno scritto, anche sulla stampa quotidiana, su questo anniversario. In ombra è tuttavia posto il collegamento con la legge bancaria del 1936 e con la riorganizzazione del settore che allora fu realizzata con uomini peraltro estranei al fascismo, quali Beneduce, Menichella, Mattioli, Saraceno, Cuccia. Non credo, però, che si pensi a una riedizione, riveduta e corretta, dell'esperienza Iri che, per molti anni, risultò straordinaria, di grande importanza per il Paese, fino a quando purtroppo non sopravvennero degenerazioni partitocratiche con una lottizzazione spinta e con lo stravolgimento dell'operare dell'Istituto in settori ben lontani dall'originaria missione. Semmai, è per questi ultimi esiti vitandi - quasi un monito - che oggi bisognerà aver presente l'ultima parte della vita dell'Iri. Va pure ricordato, a proposito del progettato Dipartimento, che la gestione delle partecipazioni non sarebbe opportuno fosse avulsa dall'amministrazione del debito e dalla raccolta di risorse: un collegamento che si realizza molto meglio se le competenze istituzionali sono allocate in un'unica struttura. Comunque, data l'importanza della materia, è legittimo che siano date dal ministero dell'Economia informazioni pubbliche, a partire dalle motivazioni dell'iniziativa, se questa effettivamente verrà intrapresa. (riproduzione riservata).

ANGELO DE MATTIA