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23/06/2022 - LA REPUBBLICA (ED. MILANO)
Mazzoncini "Altri black out inevitabili Servono responsabilità e tecnologie nuove"

L' intervista - L' amministratore delegato di A2A di Francesco Manacorda «È una tempesta perfetta»? Lo chiediamo all' amministratore delegato di A2a Renato Mazzoncini. Tra le maggiori multiutilities italiane, la società ha un ruolo fondamentale a Milano e in Lombardia. E si trova appunto ad affrontare un' estate «con temperature di 5 gradi superiori alla media, una crisi che mette sotto pressione i prezzi dell' energia e la siccità che incide in modo pesante sull' agricoltura ma anche sulla capacità di produrre energia». Si può uscire da questa situazione? E come? «Se ne esce sfruttando la tecnologia e con forti investimenti, come quelli che abbiamo programmato in A2a». La Lombardia è a secco, voi e altri operatori potete aiutare gli agricoltori aprendo i vostri bacini. Lo fate, ma con prudenza. Perché? «Più che della Lombardia parlerei dell' area del bacino del Po che di norma in primavera beneficiava dello scioglimento delle nevi alpine e delle piogge. Quest' anno le piogge sono state del 60 per cento in meno rispetto all' anno medio e la nevosità addirittura in alcune zone inferiore dell' 80 per cento. Da qui un calo del 36 per cento della nostra produzione idroelettrica rispetto alla media. L' agricoltura ovviamente soffre e nel tavolo che noi produttori idroelettrici abbiamo aperto con la Regione si è deciso di aiutarla il più possibile. Per questo per tutto luglio rilasceremo in media 3 milioni di metri cubi al giorno dai nostri bacini idroelettrici in Valtellina e in Valchiavenna». Non potete fare di più? «La coperta è davvero corta. L' energia idroelettrica è l' unica fonte rinnovabile che si può regolare, usando appunto l' acqua raccolta. E di fronte a un' estate con consumi elettrici in aumento e un autunno con i rischi di un taglio del gas russo, dobbiamo avere riserve sufficienti per produrre energia. Anche perché ora la siccità colpisce pure le tradizionali centrali termoelettriche: la nostra centrale di Sermide, in provincia di Mantova, è ferma perché non pesca più acqua dal Po per raffreddare le turbine». Lei dice che bisogna trovare soluzioni nuove. Quali? «Di sicuro tecnologiche. Penso ad esempio a un sistema come "Aquarius", creato in Israele e che noi usiamo nelle reti acquedottistiche: consente di ridurre del 5 per cento l' anno le perdite della rete idrica; oppure alla necessità di raccogliere le acque piovane, che secondo Coldiretti va persa per l' 89 per cento. O, ancora, bisogna cambiare i metodi di irrigazione su larga scala». Ci sono anche comportamenti individuali che possono aiutare «Certo, ed è essenziale metterli in pratica. Ad esempio oggi ogni lombardo consuma in media oltre 200 litri d' acqua al giorno. Sono consumi importanti, facilitati anche da un prezzo basso, per esempio a Milano di circa un euro per mille litri, di cui la maggior parte non ha consapevolezza. Invece basterebbero alcuni accorgimenti come usare l' aeratore per i rubinetti, che riduce i consumi fino al 60 per cento». I black out a Milano continuano a ripetizione. Può dare garanzie che non accadranno più? «Nel breve periodo, purtroppo, alcune interruzioni rischiano di essere inevitabili di fronte a un consumo di elettricità che la scorsa settimana è stato di oltre il 35 per cento superiore a quello della settimana precedente. Quello che possiamo fare e stiamo facendo è ridurre al massimo i disagi degli utenti e proseguire nel nostro importante piano di investimenti. Ma cosa succede esattamente? «Sotto Milano corre una rete di 7 mila chilometri di cavi collegati da 35 mila giunti e gestita dalla nostra società Unareti. Quando c' è un sovraccarico, dovuto alla forte richiesta di energia, ci può essere un danno alla rete. In città praticamente tutti gli edifici hanno la cosiddetta "controalimentazione", cioè possono ricevere elettricità attraverso due canali distinti. Se c' è un guasto noi cerchiamo di attivare la controalimentazione al più presto e questo consente di far rientrare il black out quasi immediatamente. Il problema è quando il sovraccarico colpisce anche la controalimentazione. Allora bisogna intervenire scavando sottoterra». E i black out si allungano «Abbiamo potenziato le nostre squadre di Unareti, abbiamo fatto anche un accordo con il Comune perché il più delle volte, quando c' è da intervenire con uno scavo, bisogna spostare le auto parcheggiate. Abbiamo migliorato le procedure per cambiare l' alimentazione in caso di guasti dalla nostra sala di controllo. E abbiamo attivato canali di comunicazione per tenere informati i cittadini: se c' è un' interruzione per tutti, privati e commercianti, c' è il bisogno di sapere se durerà 5 minuti o due ore». Anche qui ci sono comportamenti che aiutano? «Senza dubbio, a partire dall' uso dei condizionatori. È importante seguire la campagna del Comune per tenere la temperatura interna a 27 gradi, con due gradi di tolleranza». Soffrire un po' di caldo in più ci eviterebbe problemi di black out? «Non si tratta solo di questo. Milano, tra mobilità sostenibile, metropolitana e pompe di calore per raffreddare e riscaldare gli edifici, è ormai una fra le città europee con la più alta densità di potenza elettrica richiesta per chilometro quadrato. Per questo stiamo attuando un piano decennale di investimenti per oltre un miliardo di euro, raddoppiando ogni anno quel che avevamo investito nel 2012». Soldi che andranno dove? «Nell' ultimo anno Unareti ha realizzato due nuove cabine primarie - edifici grossi come un palazzo - a cui se ne aggiungeranno altre sei da completare nei prossimi 5 anni; inoltre si investe sul rinnovo di oltre 1.500 chilometri di cavi cittadini, sulla costruzione di 880 cabine secondarie e sul sistema di telecontrollo. A maggio abbiamo inaugurato la nuova cabina primaria di Rozzano, che permette di soddisfare la maggior domanda da sud della città; ad agosto inaugureremo quella di San Cristoforo e poi toccherà tra l' altro a Porta Romana, per il villaggio olimpico, e a Mind». © RIPRODUZIONE RISERVATA f g f g k Renato Mazzoncini È ad di A2A In alto la coda a una fontanella.